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LIBERI DAL FRIULI SOLO CON L'INDIPENDENZA TRIESTE AVRA' UN FUTURO E RITORNEREMO PADRONI A CASA NOSTRA LA STORIA Quella giuliana da un lato e quella friulana dall'altro sono due realta' profondamente e completamente diverse sul piano storico, socioeconomico, culturale e ambientale. La loro innaturale fusione in un'unica Regione e' stata politicamente imposta dall'alto, senza mai consultare i cittadini,per saldare Trieste all'Italia e annacquare in tutti i modi nel grande mare friulano qualsiasi aspirazione indipendendsta e autonomista del Popolo Giuliano. All'epoca dell'Assemblea costituente (1946-47) i friulani chiedevano per se' una Regione ordinaria staccata dal Veneto e si opposero strenuamente alla creazione di una Regione Friuli-Venezia Giulia a statute speciale, riuscendone a bloccare l'entrata in funzione per ben 15 anni. Solo la riannessione di Trieste all'ltalia e l'avvento del potere del centrosinistra consentirono nel 1963 la nascita di questa Regione matrigna di cui finora hanno beneficiato unicamente i friulani, come del resto non facilmente prevedibile. La realta' parla chiaro. Per 38 anni questa Regione matrigna e' esistita sulla base di un compromesso politico spartitorio: il capoluogo a Trieste, il potere in Friuli; la presidenza della Giunta a un friulano, la vicepresidenza della stessa e/o la presidenza del Consiglio a un giuliano; la maggioranza degli assessori al Friuli, un esiguo numero a Trieste. Si fa presto a capire allora perche' in 30 anni di autonomia speciale il Friuli si e' sviluppato, mentre Trieste e' sempre di piu' decaduta economicamente. Le tasse dei triestini vengono spese unicamente in Friuli, cosicche' il Friuli oggi e' divenuto economicamente parte integrante del mitico Nord-Est, patria della piccola e media impresa, dove la piena occupazione non e' piu' un miraggio, dove il reddito individuale ha raggiunto livelli impensabili solo pochi decenni fa, mentre Trieste e' diventata il sud del nord, cioe' la capitale della disoccupazione. LA REGIONE GIULIA Ma una via d'uscita da questa drammatica situazione c'e'. Bisogna separare la Provincia di Trieste dal Friuli, cambiando immediatamente l'assetto istituzionale unitario e centralista della Regione Friuli-Venezia Giulia, e costituire quanto prima la Regione Giulia. Regione a statuto speciale piu' autonoma di oggi per disporre di tutta una serie di competenze e diritti come l'istruzione, l'occupazione, la previdenza e l'assistenza sociale, la possibilita' di trattenere direttamente il 100% dell'lrpef, Irpeg e Iva. Inoltre acquisire poteri in materia di politica estera per i rapporti soprattutto con la Carinzia e la Slovenia. Solo cosi' i cittadini della Provincia di Trieste potranno gestire le proprie tasse e reinvestirie sul proprio territorio, senza chiedere l'elemosina a nessuno e diventando finalmente padroni a casa propria. IL PORTO FRANCO La Regione Giulia avrebbe inoltre una grossissima opportunita': il porto franco intemazionale che, in base all'allegato VI del Trattato di pace di Parigi del 1947, prevede il libero transito delle merci, la totale esenzione doganale e la possibilita' di eseguire fuori dalla linea doganale (e quindi "allo Stato estero") tutte le operazioni di sbarco, imbarco, deposito, contrattazione, ma anche trasformazione industriale delle merci. Il porto franco di Trieste ha caratteristiche uniche nel Mediterraneo, analoghe solo a quelle di Barcellona, ma con in piu' i vantaggi derivanti da vicinanza con i mercati dell' est. Ora, il porto di Trieste, suddiviso in cinque aree operative, potrebbe mettere sul mercato circa 1 milione e 600 mila metri quadrati di aree scoperte e un patrimonio di magazzini su piu' piani da anni cronicamente sottoutilizzati o addirittura abbandonati. Se dal punto di vista industriale si aprirebbero opportunita' particolarmente ampie, anche dal punto di vista commerciale il porto franco potrebbe risultare fondamentale per gli operatori delle Borse internazionali. LA ZONA FRANCA INTEGRALE L'economia della Regione Giulia inoltre potra' svilupparsi in ogni suo settore e non solo in quello portuale. Per questo essendo la stessa dotata di poteri legislativi internazionali sanciti dal Trattato di pace, potra' estendere l'extradoganalita' all'intero territorio provinciale creando cosi' finalmente quella zona franca integrale, richiesta venti anni fa da 65.000 triestini, che porterebbe enormi vantaggi alla nostra economia favorendone immediatamente la ripresa.L'istituzione di un'area esentasse per quanto riguarda tutta una serie di beni e servizi comporterebbe, come in numerosissime altre parti d'Europa e del mondo, la riduzione del costo della vita,l'aumento della produzione, il potenziamento dell'import-export, la circolazione piu' rapida delle merci, l'incremento del commercio, del turismo, dell'attivita' assicurativa e creditizia, un generale risveglio dell'iniziativa privata, la creazione di nuovi posti di lavoro e di un mercato realmente competitivo, una forte crescita del reddito individuale e l'eliminazione di inutili impacci burocratici. IL TERRITORIO LIBERO DI TRIESTE Una volta raggiunti questi fondamentali obiettivi, il passaggio successivo non potra' che essere finalmente la creazione effettiva del Territorio Libero di Trieste da S.Giovanni di Duino a Cittanova d'Istria. Ragioni politiche lo hanno finora impedito, favorendo l'illecita spartizione fra Italia e Jugoslavia prima e fra Italia, Slovenia e Croazia poi. Ma nel diritto internazionale il TLT esiste tuttora, e il suo Popolo Giuliano (composto da triestini, istriani e carsolini) continua ad essere titolare di diritti sovrani finora non esercitati. Oggi Trieste, che sulla carta dovrebbe essere la capitale di uno Stato libero, e' ridotta a capoluogo di una Regione a maggioranza friulana dello Stato Italiano. Attraverso l'applicazione integrele del Trattato di pace Trieste diventebbe una piccola Svizzera Adriatica con un suo pur limitato, retroterra. Solo con l'istituzione del TLT tutti i soldi versati dai giuliani con le tasse resterebbero in loco e potrebbero essere impiegati per far fronte alle nostre reali necessita'. In tal modo non saremmo piu' costretti ad alimentare il carozzone romano o a far regali al gia' ricco Friuli. Attraverso intelligenti politiche fiscali, adeguate infrastrutture e servizi efficienti, il Territorio Libero di Trieste potrebbe al tempo stesso soddisfare le esigenze della popolazione residente ed attirare dall'estero attivita' economiche e flussi finanziari, come gia' fanno da tempo San Marino, il Principato di Monaco, il Liechtenstein, Andorra, Malta, il Lussemburgo o Singapore: tutti Paesi indipendendi paragonabili al TLT per estensione geografica o numero di abitanti. Last Update: 26-04-2008 Studio Ingegneria Marussi - Trieste | ||